Una finanza agevolata che agevola poco

Pubblicato il 26/02/2019

 




Oggi mi sono  trovato a riflettere, per l’'ennesima volta, sulla tanto decantata “finanza agevolata”, rimpiangendo i tempi in cui – davvero -  alcuni bandi potevano fare la differenza sui progetti di investimento delle imprese.

Financial structuring, analisi finanziariaHo iniziato la mia attività consulenziale nel 2001, dunque so di che parlo, all’'epoca avevamo la L. 488, la 388 “e commerce”, la L.40 sul turismo, i bandi “Obiettivo 2” per le zone più svantaggiate, ecc. Lasciando da parte i commenti su quei fondi pubblici che sono  “spariti” o  che sono stati “intascati” da imprenditori poco integerrimi (i disonesti sono sempre esistiti), concentriamoci invece sull'’aspetto positivo: la finanza agevolata funzionava, e c'’erano davvero molti contributi a fondo perduto (non dunque “mutui a tasso zero” o similari) in grado di aiutare concretamente le imprese.

Era tutto più semplice, a partire dalla presentazione delle domande di finanziamento. Gli incartamenti si portavano in Provincia, o in Regione, si acquisiva un timbro per ricevuta, e il gioco era fatto. Oggi, siamo riusciti ad utilizzare il digitale non per semplificare le cose, ma per complicarle. Spesso, per partecipare ad un bando si deve:

1)      Registrare l'’impresa su un portale dedicato, per poter completare la domanda e scaricare gli allegati. Questo significa, ovviamente, perdere tempo inutile, e ritrovarsi con l’'ennesimo user id e con la millesima password da ricordare;

2)      Stampare il tutto, firmarlo “fisicamente”, poi firmarlo “digitalmente” (vale a dire munendosi di apposito kit per la “firma digitale”, che ovviamente costa);

3)      Inviare tutta la documentazione via PEC. Se il gioco valesse la candela, si potrebbe anche soprassedere e provare a sopportare queste complicazioni. Il problema è che spesso, invece, i fondi sono pochi, le domande moltissime e, dunque, le probabilità di accesso alle agevolazioni risultano molto basse. Il delirio più grande riguarda quei bandi in cui le domande vengono valutate secondo l’'ordine di presentazione; una volta ci si metteva in fila davanti ad un ufficio, adesso ovviamente si acquisisce un “protocollo digitale” con una procedura degna della nostra epoca, sto parlando ovviamente del “click day”. Ad avvantaggiarsi sugli altri sono cioè i “pistoleri più veloci del west”, quelli capaci di fare “click” col mouse nel modo più veloce possibile, il giorno e l’'ora stabiliti per l'’apertura di questo “sportello virtuale”. Un vero e proprio delirio della modernità.

I problemi però non sono questi, ma quelli sostanziali: tempistiche di attesa bibliche per ottenere prima la risposta, e poi l’'effettiva agevolazione, ma soprattutto il fatto che le spese, nella stragrande maggioranza dei casi, vanno ANTICIPATE dall’'impresa aggiudicataria. Il che significa che, come spesso accade, vengono agevolate le imprese più forti, quelle cioè capaci di anticipare gli investimenti, rispetto alle più bisognose.

Per quel che riguarda i tempi, si apre un capitolo davvero doloroso. In alcuni casi, ad onor del vero, le cose funzionano bene (penso ad esempio alla “Nuova Sabatini”, o a certi programmi europei come “Horizon 2020”), mentre in altri ho visto davvero situazioni paradossali e al limite della tolleranza umana, con tempi di risposta che si approssimano ai DUE ANNI, e ciò in totale disaccordo con quanto scritto nei bandi (60/90 giorni al massimo) ma a fronte dei quali non si può fare assolutamente NULLA, se non aspettare e subire i tempi della burocrazia, come in una moderna favola in cui, tra Davide e Golia, è purtroppo quest'’ultimo a vincere.

Queste parole possono sembrare fin troppo pessimistiche, perché effettivamente qualcosa che funziona è rimasto anche nel campo della finanza agevolata. Quel che spesso sperimento però, nel campo della mia attività, è forse un'’eccessiva fiducia degli imprenditori in queste possibilità, che certamente esistono, ma che a mio avviso non possono MAI essere ipotizzate come primaria fonte di finanziamento aziendale.