Coop, Banche, e risparmi a rischio

Pubblicato il 26/02/2019

 

Con questo articolo, interrompo momentaneamente il taglio più economico/aziendale, per dedicarmi brevemente ad un argomento di grande attualità. Si tratta di temi che normalmente generano enormi polemiche, la mia intenzione sarebbe però quella di affrontarli in modo pacato, il più obiettivo possibile e senza entrare in argomentazioni politiche.

E'’ di pochi giorni fa la notizia del fallimento di due colossi della cooperazione reggiana, quali Unieco e Coopsette, ed ecco alzarsi nuovamente le voci di quei risparmiatori che, in un batter d’'occhio, si vedono mettere in discussione tutti i risparmi lì "“depositati”".

Contemporaneamente, termini quali il “bail in” sono sempre più sulla bocca di tutti - riferendosi alle banche in questo caso - e sempre più spesso si rincorrono voci di pesantissime crisi di ora questa, ora quell’'altra banca, capaci di far scorrere grossi brividi lungo la schiena dei risparmiatori che hanno "“depositato”" i loro risparmi.


Avrete notato che ho sempre virgolettato la parola "deposito" e i suoi derivati, e c'è un motivo ben preciso, visto che questo termine è estremamente fuorviante. In nessuno dei due casi sopra citati, infatti, si "deposita" un bel niente;  l'unico modo che conosco per “depositare” del denaro è comprare una cassaforte e chiudercelo dentro.

In tutti gli altri casi, dobbiamo essere consapevoli che stiamo PRESTANDO del denaro a qualcuno che ce lo COMPRA, e il prezzo di questa “compravendita” è rappresentato dal tasso di interesse. Il denaro ha bisogno di muoversi, per generare altro denaro, e la banca, ad esempio, la cui funzione è quella di “intermediare”, raccoglie denaro da chi ne ha in eccesso per prestarlo a chi ne ha necessità. Tutti dovrebbero sapere che la contabilità delle banche è basata su probabilità e statistiche, e che qualunque banca, di fronte alla richiesta immediata e contemporanea di restituzione di tutti i "depositi", sarebbe costretta ad arrendersi perché, molto semplicemente, tutti quei soldi non ci sono, in quanto investiti altrove.

Per le cooperative il discorso è differente, in quanto il “prestito sociale” (vale a dire i famosi “libretti” con le somme che le persone sono convinte di “depositare” presso le cooperative) è in realtà un vero e proprio finanziamento che un “socio” fa all’'azienda di cui detiene il capitale. E’' un po’ come quando una SRL si ritrova (beata lei) con un socio facoltoso, capace di effettuare un “finanziamento soci” di diversi milioni di euro, soltanto che, nel caso delle COOP, i soci sono tantissimi e hanno tutti lo stesso peso, grazie all’'arcinoto principio di “una testa, un voto”.

Anche quando si comprano BOT o BTP in realtà si sta finanziando qualcuno, vale a dire …lo Stato!

Logica vorrebbe che, nel prestare i nostri soldi, lo facessimo unicamente nei confronti di quei soggetti di cui ci fidiamo, e molto! Chiunque, dovendo prestare 100 euro a un amico, acconsentirebbe soltanto se, in base alle proprie informazioni e a quelle ulteriori che eventualmente può acquisire, ha la ragionevole certezza che quei 100 euro torneranno nelle proprie tasche. Purtroppo, spesso, non prestiamo la stessa attenzione che riserveremmo a quei 100 euro, quando decidiamo di investire i nostri risparmi.

La legislazione non aiuta, in questo senso, obbligandoci a firmare fogli e fogli di clausole oggettivamente inutili che nessuno si prende la briga di decifrare. In questo senso, “troppa informazione equivale a nessuna informazione”. Sarebbero molto più apprezzabili poche righe, scritte in grande, riportanti a chiare lettere i vantaggi e i rischi dell’'operazione che si sta andando a perfezionare, invece, quasi sempre, a vincere è il principio della “prevalenza della forma sulla sostanza”.

Credo che, in giro, ci sia ancora scarsa cultura finanziaria, ma non parlo di complesse questioni accademiche, quanto di spiegazioni “pane al pane, vino al vino”, fatte per la gente, per chiarire loro quel che stanno facendo. Ci sono ancora tante persone convinte che la tessera della Coop (il supermercato) sia concettualmente uguale ad una “fidelity card” di Conad o Esselunga, e non percepiscono appieno la loro qualità di “soci di un’'azienda”. Parimenti, ci sono molti clienti di banche che ancora scelgono l'’allocazione dei propri risparmi in base al tasso di interesse riconosciuto, senza discernere il tipo di acquisto che stanno facendo e la solidità della banca che glielo sta proponendo. Magari cambiano banca per uno 0,50% in più, inconsapevoli di stare firmando una condanna che presenterà il conto in un futuro non si sa quanto lontano!

Spesso, al giorno d’'oggi, si assiste alla demonizzazione di Coop e banche, quasi a voler fare di tutta l’'erba un fascio. Normalmente, questi tipi di ragionamenti non mi trovano d’'accordo, perché generalizzare non va mai bene. In questi mondi, è vero, ci sono state problematiche enormi, fregature, gente che è rimasta sul lastrico, e non è poco. Ma esistono ancora i bancari onesti, così come i cooperatori onesti. Bisogna saper discernere, senza sparare nel mucchio. Non dimentichiamo che è anche grazie alle banche e alla cooperazione se la nostra Italia, specialmente in passato, ha saputo distinguersi per crescita ed eccellenza.

E' importante, soprattutto, che il pubblico sia reso sempre più consapevole di quel che sta facendo, a livello concettuale, quando “deposita” (vale a dire “presta”) i propri risparmi. Ricordiamoci sempre che non esiste un prestito a rischio ZERO, e di questo dovremo diventare sempre più consci, riconoscendo altresì come ad un maggiore rendimento corrisponda SEMPRE un rischio maggiore.