Tra elezioni amministrative ed Ius Soli: il (quasi) fallimento delle banche venete. Credito alle PMI: come fare per ottenerlo? Good Bank vs. Bad Bank

Pubblicato il 26/02/2019

 




rassegna stampa quotidiani massari consultingIn Italia, è innegabile, siamo ormai abituati ad orientarci fra notizie che, per qualche giorno, fanno la parte del leone, dando numerosi argomenti agli ormai innumerevoli “haters” dei social networks, che invero non vedono l’'ora di avere nuova carne da macello (mediatica) per scatenare “on line” ogni sorta di post al veleno, e letteralmente scannarsi a colpi di commenti tra “favorevoli” o “contrari” a qualsivoglia argomento.

Tra i vari post dedicati ai risultati delle elezioni amministrative, dove oggettivamente il partito vincente è stato quello dell’'astensionismo/menefreghismo, e l’'ormai infinito dibattito sullo ius soli, oggi spiccano le notizie relative a Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che la BCE ha dichiarato “fallite”. Era da tanto, troppo tempo che queste erano in cima all’'elenco delle preoccupazioni, ed infine il tanto temuto “bubbone” è esploso.

veneto banca rassegna stampa quotidiani massari consultingCome in un film già visto però, non di vero fallimento si tratterà: le due banche sono già, di fatto, state “salvate” da un intervento straordinario del Governo, che le smembrerà  in due tronconi. E qui torna alla mente la vecchia canzone dei Led Zeppelin, “Good Times, Bad Times”, e viene da pensare che se i Led Zeppelin fossero italiani, e suonassero in quest’'epoca, avrebbero potuto tranquillamente intitolare il brano “Good Banks, Bad Banks”. Battute a parte, la logica è semplice: si prende la parte “buona” della banca fallita (la Good Bank) e la si cede ad una banca solida (in questo caso sarà Intesa). La “Bad Bank” invece, quella rappresentata da crediti deteriorati ed inesigibili, prenderà strade diverse ma che, di fatto, porteranno all'’assorbimento di queste perdite da parte del…..”Sistema”....”Stato”.....”Collettività”.....insomma alla fine della fiera, tutti noi.

popolare vicenza rassegna stampa quotidiani massari consultingLa riflessione che viene da fare, a questo punto, è una sola: il sistema bancario italiano ha grossi problemi, che probabilmente vengono “scoperchiati” con gradualità perché, in caso contrario, il “botto” sarebbe troppo grosso da sopportare. D’'altro canto, sebbene la riforma Amato del 1990 abbia di fatto trasformato le banche da “enti pubblici” a società private, il succo resta diverso, in quanto alla fin fine, quando la Banca è ad un passo dal baratro, la mamma/Stato arriva comunque a salvarla. Dunque, un qualcosa di “pubblico” è inevitabilmente rimasto.
E'’ vero, probabilmente non possiamo permetterci gli effetti deleteri, disastrosi e dalle conseguenze inimmaginabili di un “vero” fallimento bancario: una crisi di fiducia dei risparmiatori, oggi, porterebbe velocemente l’'Italia verso lo sfacelo. E'’, però, altrettanto vero che le piccole imprese, sempre più spesso, si vedono negare il credito dalle banche, oppure se lo vedono concedere con importi insufficienti, o a tassi totalmente svantaggiosi. Riuscire, per le PMI, a costruirsi una struttura finanziaria coerente, vantaggiosa, efficiente, è diventato davvero arduo, e spesso servono degli specialisti per riuscire a dialogare con le Banche.  A volte, i “no” dei potenziali finanziatori finiscono per intaccare drasticamente anche la fiducia in se stessi degli imprenditori. A loro però, mi sento di dire: tranquillizzatevi, nell'80/90% dei casi non siete “voi” il problema, ma è tutto il “marcio” che c'’è di fondo, alle radici stesse del sistema bancario, dovuto ai tanti problemi che ogni tanto esplodono, come nel recente caso delle banche venete. consulente aziendale in grado di negoziare con la bancaOrmai, nelle Direzioni delle banche, vige un sentimento di paura, perché di errori valutativi, in passato, ne sono stati fatti e non si sa quanti anni serviranno per poterli “digerire” e “smaltire” nella loro interezza. Certamente, nuovi errori sono sempre meno ammessi, e probabilmente è oggi più facile e tranquillizzante dire di “no” ad una richiesta di fido, piuttosto che rischiare e dire di “sì”. E'’ per questo che ormai, per dialogare con le Banche, è necessario che ci sia una persona, interna od esterna all'’azienda stessa, che sia preparata e capace per affrontare questa negoziazione, al fine di convincere davvero il deliberante che la vostra azienda è meritevole di credito. Senza una figura del genere, l’'azienda rischia di andare in difficoltà nel dialogo con la Banca, nell’'ambito del quale i tentennamenti, le incertezze, le difficoltà nel chiarire quegli aspetti del Bilancio o della Centrale Rischi di cui i bancari chiedono lumi, vengono interpretati come inequivocabili segnali del fatto che l’'azienda, probabilmente, non è meritevole di credito. E, nel dubbio, la risposta sarà una sola: NO.