Azienda Transylvania

Pubblicato il 01/03/2019

 

Ieri sono andato al cinema con mio figlio, per vedere Hotel Transylvania 3. Mi sono divertito un mondo e, come al solito, dai cartoni animati ho tratto insegnamenti utili, applicabili alla vita di tutti i giorni e, perché no, anche al nostro mestiere di imprenditori. Chiariamolo subito: Hotel Transylvania 3 è proprio un bel film, degno seguito dei due predecessori che già mi avevano colpito molto. Qui però, c'è un qualcosa in più, di molto profondo, che cercherò di raccontarvi brevemente.


I primi cartoni animati di questa serie, vertevano sul tema (comunque lodevole) dell'uguaglianza fra soggetti diversi, mostrando una razza umana, certamente abbruttita, dare la caccia ai mostri, che di mostruoso avevano solo l'aspetto visto che, in realtà, non volevano fare del male a nessuno.


In questo nuovo episodio, Dracula si innamora di una donna discendente (purtroppo) dalla famiglia Van Helsing, ovvero i più noti cacciavampiri di sempre. Questo personaggio, Ericka, in realtà non ha alcun motivo per odiare Dracula, ma fa sua la missione del bisnonno, e tenta a più riprese di uccidere il simpatico principe delle tenebre non tanto per una convinzione personale, ma quanto per un dovere imposto dalla sua appartenenza familiare. In realtà Ericka finirà per innamorarsi di Dracula ma, prima di arrivare a questa consapevolezza, dovrà attraversare un interessante cammino di liberazione dalle proprie credenze inconsce ed acquisite.


Parlando di aziende, non ho dunque potuto evitare di pensare ad uno dei casi più delicati della casistica imprenditoriale, vale a dire il passaggio generazionale. Quante volte gli uomini, e dunque i capi d’'azienda, cercano di fare in modo che i propri sogni ed obiettivi diventino quelli dei propri figli o nipoti? E quante volte gli stessi figli/nipoti si prestano al gioco, cercando di soddisfare questo desiderio NON LORO, e accondiscendendo ad un destino che in qualche modo vedono come già scritto? In casi come questi, riconoscere e gestire con largo anticipo il problema, può essere la discriminante tra un’'azienda di successo, che continua ad esserlo, ed un’'altra che si avvia inesorabilmente verso un sentiero di declino.


van helsingTornando al film, il finale è altrettanto entusiasmante, in quanto si assiste ad una vera e propria battaglia in cui un gigantesco mostro è sostanzialmente comandato dalla musica che ascolta. Quando a suonare è il vecchio Van Helsing, e dai tasti dell'’organo esce una lugubre marcia, il mostro colpisce aggressivo, e distrugge. Quando invece il DJ buono (il “genero” di Dracula) suona canzoni “felici”, il mostro sorride, diventa mansueto e balla. A parte lo straordinario finale, in cui i “buoni” (i mostri) vincono la battaglia al suono della “Macarena”, il messaggio è molto chiaro: i nostri comportamenti sono determinati dalla “musica che ascoltiamo”. Cercando di allargare il concetto, questa può diventare tutto quel che sentiamo, e dunque ogni parola che arriva al nostro orecchio, ivi compreso il tono con cui le parole vengono pronunciate. Ecco perché, per quanto possa apparentemente risultare banale dirlo, avremo SEMPRE delle performances migliori nelle aziende in cui le persone sono felici di esser lì, e lo saranno se alle loro orecchie arriverà musica positiva da parte del management e dei colleghi: largo dunque a complimenti, se meritati (quante volte si “danno per scontati” limitandosi a sottolineare le cose solo quando “non vanno”?), incoraggiamenti nelle difficoltà, conforto reciproco nei momenti di negatività personale, discorsi potenzianti di varia natura (ovviamente rivolti verso la mission aziendale), e così via. Dovremmo per caso sorprenderci, scoprendo performances più negative nei casi in cui è presente un “clima” irrespirabile, e i rapporti sono basati sulla paura, sulle imposizioni, sul “trattar male” e su chiacchiericci malevoli di vario tipo? Certamente no.


Non si tratta di trovate geniali, ma semplicemente di regole di buon senso, che la semplice visione di un bel cartone animato hanno richiamato alla mia mente, e al mio cuore. Tutto sommato le nostre aziende non sono poi così differenti dalle famiglie, e le stesse regole di amore (inteso in senso lato, ovviamente) e gentilezza daranno certamente risultati sorprendenti in entrambe le circostanze!


ambiente di lavoro positivoOcchio dunque, a vivere in funzione delle NOSTRE aspirazioni (e non di quelle di qualcun altro), e alla “musica” che arriva alle nostre orecchie, e che non potrà che determinare i nostri comportamenti! In quest’'ultimo concetto potremmo certamente includere anche l’'enorme quantità di negatività che ci perviene costantemente ( se non sappiamo filtrarla) da telegiornali, quotidiani, talk shows, social network e palinsesti televisivi! Oggi come oggi, è più facile respirare odio che amore, ma tutto questo non può esserci indifferente e influenzerà i nostri comportamenti, anche sul luogo di lavoro, che rischiamo, così facendo, di “avvelenare” inconsapevolmente.


Ciliegina sulla torta: alla fine del film, il “cattivo” (il vecchio Van Helsing) non muore, né viene ucciso o cacciato via, ma in qualche modo è “perdonato” dal branco dei mostri, e a fronte di questo atteggiamento compassionevole sembra quasi comprendere il proprio errore. Ottima conclusione per una bellissima favola moderna, che osservata profondamente non potrà che darci bei suggerimenti per la nostra vita quotidiana, lavorativa e non!


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