Il sistema bancario italiano fa schifo

Pubblicato il 21/02/2019

 



Era ora!!! Qualcuno l’'ha detto, e questo “qualcuno” non è il solito commentatore disinformato. Il 24 ottobre 2018 è apparso, su “Il Sole 24 ore”, un trafiletto (nemmeno troppo in evidenza) intitolato: L’'allarme di Castagna: “Banche, troppe regole”.


Banco BPMGiuseppe Castagna è l’'amministratore delegato di una delle più grosse banche italiane, Banco BPM, e queste parole gli sono uscite nell’'ambito di un importante convegno tenutosi presso la sede milanese di Banca d'’Italia, chiamato “Costo della criminalità e tutela delle imprese”.


Ecco uno stralcio del suo intervento: “Norme ossessive rischiano di favorire circuiti paralleli di finanziamento. C'’è una consequenzialità, tra regolamentazione assillante dell’'Europa, difficoltà di fare credito e rischio che denaro meno regolamentato possa avere più spazio”.


L’'assunto di base è, dunque, piuttosto semplice: oggi ci sono fin troppe regole, imposte certamente anche dalle normative europee, che, di fatto, impediscono alle banche di far credito sulla fiducia.


Ora, io che con la finanza aziendale ci lavoro quotidianamente, non posso che unirmi, molto a malincuore, a questa amara considerazione. Lungi da me auspicare un ritorno a quando i “tempi” erano “vecchi” e le “vacche” erano “grasse”, quando cioè (poche decine di anni fa) si concedevano fidi sproporzionati sulla base di pure considerazioni fiduciarie. Oggi però, siamo all’'estremo opposto, in cui davvero ai “poveretti” che non rispettano tutte le regole del “Sistema” viene davvero voglia di affidarsi ai circuiti illegali.


Rubinetto dei finanziamenti - Massari Consulting, consulenza aziendale a Parma Piacenza e Reggio EmiliaPerché dico questo? Molto semplice. Oggi i fidi e i prestiti vengono concessi unicamente sulla base del “rating bancario”, ovvero un “voto” statistico (e clamorosamente “automatico”...) che la banca assegna dopo aver inserito nei suoi sistemi i dati di bilancio e averli sapientemente “miscelati” con quelli delle fatidiche “banche dati” (Centrale Rischi e CRIF su tutte) che (in barba alla tanto osannata normativa sulla privacy) spiattellano tutte le vostre informazioni finanziarie. Ora, so benissimo che questi escamotages servivano soprattutto per evitare le truffe e il denaro preso a prestito senza alcuna possibilità di essere restituito, oggi però siamo arrivati all'’eccesso in cui uno sconfinamento o una rata non pagata rappresentano un “peccato mortale” da cui non si riesce ad essere assolti.


Chi non ha un buon rating, salvo casi eccezionali, è sostanzialmente “fuori dai giochi”. E questo è assurdo, perché (badate bene) se io sono stato molto bravo in passato e adesso voglio organizzare una truffa milionaria, il sistema mi agevolerà. Se invece, come tanti, ho avuto qualche problema, ma sono pieno di buona volontà e ho grandi idee, il sistema mi taglierà le gambe.



IL RATING BANCARIO DI UN'AZIENDA O DI UN PROFESSIONISTA
NON PUÒ ESSERE UN BUON INDICATORE DI AFFIDABILITÀ,
PERCHÉ SI BASA SUL PASSATO, NON SUL FUTURO!


 

Da qui si deduce anche che un’'azienda in forte espansione non riuscirà mai ad avere fidi adeguati alla sua dimensione attuale, perché tutti sanno che il bilancio ufficiale, una volta approvato, è già “vecchio”, ma per calcolare i rating ci si basa proprio su quello!


Le banche ed il loro sistema di rating guardano solo al passato, non alle prospettive futureAltra importante considerazione è questa: chi conosce le regole, può facilmente aggirarle. Il socio amministratore ha avuto in passato dei problemi? Perfetto! Ci mettiamo un “prestanome”! E l’'assurdità è che spesso le banche sono ben consapevoli di questo, ma non possono fare altrimenti, e a malincuore accettano i fatti, tant'’è che il fido con l’'amministratore “vero” non passa, col “prestanome” sì. Per non parlare poi della possibilità di organizzare truffe “ad arte”, costruendo l’'azienda “perfetta” (che rispetta tutti i parametri), magari farla lavorare bene per un po'’ e poi organizzare un “botto” colossale, tutto in una volta.


Gravissimo, inoltre, il fatto che oggi anche alcune banche che, fino a poco tempo fa, erano “diverse” e riuscivano ancora a lavorare un po'’ “alla vecchia maniera” (parlo delle BCC -– Banche di Credito Cooperativo), oggi siano impegnate (per legge!) in nuovi processi aggregativi che, di fatto, le stanno rendendo identiche alle altre.


Le parole di Castagna, dunque, sono SACROSANTE. E sinceramente sono stufo di vedere bravi imprenditori che non riescono a sviluppare le proprie aziende perché, magari, in passato sono stati “segnalati” e dunque “marchiati” per un qualcosa di imperdonabile (?). Dio perdona, il Rating no. Che Gesù prevedesse anche questo, quando disse: “a chi ha sarà dato e sarà nell’'abbondanza, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”?


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