Appunti di sviluppo sostenibile

Pubblicato il 21/02/2019

 




Ultimamente, i temi della responsabilità sociale d'’impresa e dello sviluppo sostenibile sembrano, - fortunatamente - tornati alla luce della ribalta. Dico “fortunatamente”, perché l’'essere umano, chiamato dall’'evoluzione (o da Dio, per chi ci crede) a “dominare” su terre, mari ed altri esseri viventi, ha dimostrato di essere bravissimo a distruggere il proprio habitat, svelando tutto sommato una miopia di fondo non così comune fra gli “inferiori” animali. Non sono in tanti a disintegrare consapevolmente il luogo in cui vivono e da cui traggono nutrimento, ma noi sì, in nome di uno “sviluppo” che, evidentemente, deve essere ripensato sulla base di criteri più logici. Si tratta di argomenti che, come si sarà potuto notare, mi interessano molto: ho dunque apprezzato l’'inserto del “Sole 24 ore” di martedì 6 novembre 2018, intitolato proprio “Sviluppo Sostenibile”, di cui questo articolo rappresenta poco più di un “riassunto commentato”. Ringrazio i validissimi collaboratori de “Il Sole” per l'’ottimo lavoro svolto (i nomi degli autori degli articoli originali, sono riportati in calce al presente articolo).
Sviluppo sostenibile ed economia circolare - Massari Consulting, consulenza aziendale a Parma Piacenza Fidenza Reggio EmiliaUno dei primi concetti che viene tirato in ballo, parlando di questi argomenti, è quello di “ECONOMIA CIRCOLARE”, che ha l’'obiettivo di far sì che gli sprechi e i rifiuti siano ridotti il più possibile, facendo altresì in modo di convertire ogni “scarto” di un processo produttivo nell’'“input” di un altro, magari differente e in tutt’'altro settore. Ci si ispira, insomma, alla vecchia e tutto sommato sacrosanta logica del “non buttare via niente” o, quantomeno, di gettare il meno possibile. La realizzazione di una vera economia circolare deve, per forza di cose, partire da un approvvigionamento responsabile delle materie prime (“responsible sourcing”).
A questo proposito, e in particolare riferendosi al settore dei gioielli e delle pietre preziose, viene citato il caso della regione del Boyacà (Colombia), in cui si estraggono gli smeraldi più pregiati del mondo, per decenni al centro di una sanguinosa “guerra verde” da circa 3500 morti, alimentata anche da narco-trafficanti attratti dal facile riciclaggio di denaro sporco.
Introdurre in un territorio così complesso e torturato dai lutti, un’'economia circolare e il “responsible sourcing” è una sfida, ma è proprio qui, dove si producono il 45% degli smeraldi del mondo, che bisogna seminare di più i concetti di legalità e responsabilità. Miniere di smeraldo Boyacá - Massari Consulting, consulenza aziendale a Parma Piacenza Fidenza Reggio EmiliaEd è qui che, oggi, si trovano, accanto alle miniere, una mensa con prodotti di qualità, infermeria, impianti per la raccolta differenziata e la possibilità che i residui degli scavi vengano messi a disposizione dei lavoratori, che possono così rivendere autonomamente i piccoli pezzi rimasti. Nessuno scavo è a cielo aperto, per legge. I minatori hanno la pausa pranzo, con altri tempi da dedicare a riposo, incontri, ginnastica e preghiera. All'’interno della miniera, vi sono pompieri e addetti alla sicurezza. Gli stipendi sono ai livelli di quelli Colombiani, ma sono fissi: altrove, chi non trova smeraldi non viene pagato a oltranza e le condizioni lavorative sono proibitive. Attraverso questo “responsible sourcing “, il lavoratore è trattato bene e con lui la famiglia, soprattutto i bambini.
Cambiare in questo senso conviene, inoltre, alle imprese: OCSE ha rilevato che il 70% degli acquirenti “millennial” è disposto a pagare di più i beni prodotti in modo responsabile ed uno studio dell’'Harvard Business School dimostra che, a buoni risultati su indicatori sociali e ambientali, corrispondono migliori performance finanziarie.
Infine, si stanno affermando nuove linee guida per l’'approvvigionamento responsabile di metalli preziosi, che utilizzano i più recenti sviluppi tecnologici: innovative blockchain (registri digitali che garantiscono tracciabilità completa) dalla miniera al retail, firme nanotech antifrode su pietre preziose, ricerche su impronte genetiche dei coralli per identificarne la provenienza, e altre similari innovazioni.

Fairmined - Blog di Massari Consulting, consulenza aziendaleCome si è ormai capito, l'’attività estrattiva dei metalli e pietre è tra le più usuranti e pericolose forme di lavoro, quindi parlare di sostenibilità e tracciabilità per la filiera del gioiello è ancora più importante che per altri settori. Occorre, perciò, garantire che non ci sia sfruttamento del lavoro(soprattutto minorile) e che l'’impatto ambientale sia minimo. Le aziende poi, davvero responsabili, possono controllare e certificare ogni produttore e molte scelgono di “restituire qualcosa” alle persone e al pianeta. Con le certificazioni si può scegliere di premiare i brand più virtuosi. Come in ogni altra filiera, sono soprattutto i leader della parte “a valle” che possono fare la differenza, soprattutto in un settore come quello della gioielleria, dove nomi come Bulgari, Chopard, Tiffany e Damiani, hanno in atto un processo di verticalizzazione che va dagli accordi con le società di estrazione all'espansione nel retail: questi “colossi” si trovano dunque nella posizione di poter concretamente “fare qualcosa”, visto che governano il processo “dalla miniera al consumatore”.

Chopard utilizza per le proprie creazioni, solo oro etico (certificato “Fairmined”). Tiffany pubblica da anni un bilancio di sostenibilità. Tutti i diamanti che vengono utilizzati, anche per quel che riguarda Damiani e Bulgari, provengono solo dai Paesi che aderiscono al “Kimberley Process Certifications Scheme”. Tiffany, poi, assume personale locale, offre formazione e paga equa; si batte per i diritti umani in Africa ed è impegnata nella tutela delle zone che hanno grandi miniere anche in altri Paesi. Ha anche una fondazione che ha donato soldi per la difesa delle risorse naturali e patrocinato enti che promuovono attività estrattive responsabili e la protezione del corallo e delle risorse marine.

oil&gas - Massari Consulting, consulenza strategica ed organizzativa a Parma Fidenza Piacenza Reggio EmiliaSpostiamo ora lo sguardo verso un altro settore certamente “in prima linea” per quel che riguarda la responsabilità sociale d'’impresa, che è quello dell'’industria “Oil & Gas”: chi produce, trasporta o trasforma petrolio e gas è infatti enorme fonte di inquinamento per l’'ambiente. Si tratta di un'’industria globale con attività che spesso si concentrano in paesi difficili, con disparità sociali, sacche di povertà estrema, rischi per la sicurezza, scarso rispetto per i diritti umani e corruzione diffusa. E'’ anche un settore molto “maschile” e da qui il bisogno crescente di azioni a favore della diversità e delle pari opportunità.

Per tutte queste ragioni, è proprio in questo settore che tante imprese hanno sentito, prima e più di altri, l’'esigenza di redigere “bilanci sociali”. A fronte delle problematiche generate, per compensare cioè il “negativo”, c'’è chi costruisce strade, scuole e campi sportivi vicino ai giacimenti o agli oleodotti, chi organizza corsi di formazione o chi porta elettricità (anche con energia solare) nei villaggi sperduti in Africa. Da questo punto di vista, bisognerà sempre più andare “oltre”, in quanto i “big” del settore sono sempre più pressati dall’'opinione pubblica e dalla comunità finanziaria, che richiedono impegno sul fronte dell’'ambiente e del cambiamento climatico.

Anche nel settore degli pneumatici, nonostante si sia giunti ad un livello molto avanzato di attenzione per la questione ambientale, per le coperture rimane tuttora necessaria la gomma naturale, il cui consumo è aumentato, ma la produzione non a sufficienza. L'’industria dello pneumatico studia l'’impiego di altri materiali, naturali, rinnovabili o di scarto, al posto di quelli derivati dal petrolio e dalla gomma naturale, per allentare lo sfruttamento delle piantagioni di alberi che forniscono il latex(dal quale si ricava la gomma). Pirelli è stato il secondo tra i maggiori produttori a livello mondiale, dopo Michelin del 2016, ad adottare una politica di approvvigionamento responsabile delle materie prime. Michelin si sta impegnando per la riforestazione nelle isole di Sumatra e del Borneo, dove pianterà alberi per la produzione di gomma naturale e alberi per ricostituire un ambiente naturale, con coltivazioni destinate alla comunità locale. Sta sviluppando, inoltre, soprattutto l'’economia circolare in tutte le fasi dei suoi pneumatici, con le seguenti direttive: ridurre il consumo di risorse; riutilizzare riparando, riscolpendo e ricostruendo lo pneumatico allungandone la durata; riciclare gli pneumatici a fine vita, recuperando i materiali e destinandoli ad altri utilizzi; rinnovare utilizzando materiali non fossili e rinnovabili.

METALLO FOREVER!!! - Massari Consulting, consulenza aziendale e finanza agevolataTroviamo buoni esempi di economia circolare anche nel'industria siderurgica: i forni elettrici delle acciaierie “ingoiano” ogni anno 20 milioni di tonnellate di rottame, un quantitativo che, altrimenti, sarebbe un rifiuto. I siderurgici, infatti, si ritengono, a pieno titolo, protagonisti dell'’economia circolare. Il presidente di Federacciai, Banzato, sostiene che recupero e rigenerazione, potrebbero essere ancora maggiori, se la nostra legislazione fosse veramente allineata a quella europea. Vari tipi di scorie di questa industria, inoltre, possono venire recuperate e riutilizzate in altri settori: con il progetto “Zero Waste” del gruppo Pittini, ad esempio, tutti i materiali secondari che sarebbero stati destinati all’'abbandono hanno trovato impiego in sostituzione di altre materie prime, che altrimenti sarebbero state estratte da miniere o cave.

Miniere di cobalto per l'industria - Massari Consulting, consulenza aziendale strategica ed organizzativaArriviamo ora a parlare di uno dei principali paradossi dell’'ecosostenibilità, vale a dire il COBALTO (parliamo, nello specifico, di industria automobilistica e di quella dei “telefonini”). Senza le miniere di cobalto dell'’ex Zaire, nessuna casa automobilistica potrebbe raggiungere gli “obiettivi verdi” che si è prefissata, legati alla produzione di auto elettriche. Il cobalto è infatti una parte fondamentale delle batterie agli ioni di litio usate nelle auto elettriche e negli smartphone. Vicino alla città di Kolwesi si trovano la metà delle riserve mondiali. La cronica instabilità del Congo rappresenta per il mercato un “rischio geopolitico”. Negli ultimi due anni, in questa città, centinaia di migliaia di minatori improvvisati, si sono riversati nelle miniere artigianali per scavare 12 ore al giorno e consegnare il materiale agli intermediari(quasi tutti cinesi) per pochi dollari. Nel 2016 Amnesty International ha denunciato casi di minori e adulti che lavoravano in condizioni inaccettabili per trovare cobalto destinato ai grandi marchi mondiali, i quali, interrogati sulla provenienza del cobalto da loro utilizzato, risposero che non ne erano a conoscenza.

Incalzate da Ong e consumatori, le case automobilistiche si sono impegnate in una gara per chi riuscirà ad usare meno cobalto nelle batterie. Ci sono aziende che si stanno obbligando ad usarne meno ed anche a sostituirlo, ma sono obiettivi lontani. Per il timore che la Cina si appropri della metà dell’'offerta del cobalto, sono partite esplorazioni in altre terre, ma ci vorrà tempo. Apple è diventata la prima azienda ad aver pubblicato una lista dei propri fornitori di minerali, ma anche così non si può sapere con certezza chi è coinvolto nel business. Due società italiane, stanno però sviluppando una piattaforma digitale per tracciare la provenienza del cobalto ed Apple ha creato un programma per dirottare il lavoro minorile dalle miniere ai corsi di formazione per nuovi lavori.
Alcuni esempi positivi vengono anche dall'’industria alimentare: Rio Mare ad esempio, grazie alla partnership col WWF, ha raggiunto in un solo anno l’'obiettivo del 52,4% di tonno proveniente da aree interessate da progetti di ripopolamento e pesca sostenibile ed entro il 2024 punta a raggiungere il 100%.

ItaliaIn Italia, negli ultimi vent'’anni, gli sprechi della trasformazione industriale e i consumi energetici sono scesi. Il presidente di Federalimentare Scordamaglia dice che parlare di sostenibilità, per il nostro Paese, significa parlare di un ingrediente essenziale quanto le materie prime di qualità e i processi di trasformazione unici che vengono usati. Sostenibilità non è solo riduzione dell'’impatto ambientale, ma anche rigido rispetto delle regole di un lavoro etico. L’'agricoltura Italiana è la più “green” d’Europa e il consumatore italiano è sempre più attento a fare acquisti sostenibili e ad impegnarsi con i propri gesti quotidiani per un impatto positivo sull’'ambiente. Inalca del gruppo Cremonini , con l’'appoggio della Coldiretti, ha siglato un'’intesa con Mc Donald’s che coinvolge oltre 4 mila allevatori e Ferrarelle ha costruito uno stabilimento per produrre, da bottiglie riciclate, tutte le bottiglie di cui ha bisogno e a conti fatti, costeranno meno che a comprarle nuove. Chiquita è impegnato sia per l’'ambiente che per la tutela dei lavoratori: a chi lavora nelle piantagioni, offre indennità , assistenza sanitaria e formazione. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano, dopo denunce degli ambientalisti sui maltrattamenti dei bovini e dei suini, ha potenziato i servizi veterinari per gli allevatori, in modo da garantire ulteriormente il benessere animale. Di esempi potrebbero essercene ancora, ma i segnali che il precedente modo di fare le cose stia, finalmente, cambiando, sono numerosi.

Cacao criollo - Blog di Massari Consulting, consulenza aziendale a Parma Fidenza Piacenza Reggio EmiliaUno dei casi più eclatanti possiamo estrapolarlo dall'’industria del cioccolato, dove ovviamente il cacao è e rimane l'ingrediente fondamentale. L'’azienda Domori che produce cioccolata dal 1997, ha avuto da sempre, come obiettivi, la valorizzazione delle piantagioni e l'ottenimento di un prodotto di alta qualità. E’' la prima azienda a produrre cioccolato con cacao Criollo, il più raro e pregiato, e la prima a controllare la filiera partendo dalle piantagioni in Sud America e America Centrale. Per Domori la qualità del cioccolato dipende per il 70% dall’'agricoltura e per il 30% dalle aziende: non compra quindi cacao alla Borsa di Amsterdam, ma dà incentivi ai produttori e punta sulla sua formazione perché, la maggior parte delle volte, sono proprio i coltivatori a non conoscere adeguatamente il loro prodotto.

Per concludere, possiamo dunque dire che di strada ne è stata fatta, ma occorre percorrerne tanta altra, anche e soprattutto dal lato dell’'educazione del consumatore finale: probabilmente, infatti, non c’'è ancora abbastanza sensibilità da questo punto di vista. Quel che si sta cercando di dire, cioè, è che i comportamenti sono ancora contraddittori: da un lato, si diventa bravissimi a fare raccolta differenziata, dall’'altro si pretendono ancora prodotti realizzati e imballati in modi tradizionali, con l’'ovvia conseguenza che il settore dei rifiuti si trova spesso in condizioni di paralisi.
Le quantità raccolte crescono ogni giorno, ma quelle riciclate no. Bisognerebbe dotare l'’Italia, soprattutto da Roma in giù, di impianti di riciclo ed anche di un impianto che recuperi la componente energetica dei rifiuti.

Non va fermato il percorso virtuoso avviato dalle aziende verdi. Pochi lo sanno, ma l’'Italia è una delle prime economie verdi dell’'Unione Europea.




Credits:

(Articoli originali di Laura La Posta-Giulia Crivelli-Sissi Bellomo- Marina Terpolilli - Matteo Meneghello -Roberto Bongiorni -Micaela Cappellini - Roberto Da Rin - Jacopo Giliberto - Natascia Ronchetti)